Fuori dai mondiali, di nuovo. ANALISI COMPLETA!

Questo post è scritto a mente (non) lucida, non è possibile avere la mente lucida anche a ore, giorni e settimane di distanza. 

Da dove iniziare? Questo post avrà i paragrafi evidenziati in grassetto, gli argomenti sono molti ed è giusto dividerli pur osservandoli tutti insieme.

Bosnia-Erzegovina - Italia 1-1 (5-2 d.t.r.)

Credo sia doveroso partire dalla gara di ieri dove, già commentarla è difficile, per di più con questo stato emotivo.

L'Italia ha iniziato andando sotto ai padroni di casa nel numero delle occasioni ma, nei primi minuti, è riuscita a gestire il possesso e a "non far sporcare le mani" a Donnarumma. 
Il goal di Kean è una prodezza, non tanto per il tiro in sè, quanto per la riaggressione messa in atto dagli Azzurri e ciò che ha portato poi a quel tiro (molto bello) del centravanti della Fiorentina.
Dopo lo 0-1 non riesci ad abbassare i ritmi della gara e, nonostante ottime trame per eludere la pressione, non riesci mai ad essere veramente pericoloso quando, un errore di Donnarumma nel rinvio, un errore della squadra di farsi trovare scoperta, un grave errore di Mancini che si fa tagliare dietro dall'avversario e poi il disastro, espulsione di Bastoni. 
Esce Retegui per Gatti e tutto cambia, la Bosnia continua ad andare "a vele spiegate" e tu ti rintani nella tua area respingendo i loro cross, colpo su colpo. 
Al secondo tempo, un'altra imprecisione di Mancini, concede un tiro da molto vicino a Dzeko che porta al goal dell'1-1.

Ora, al di là della mera cronaca, l'Italia a me è piaciuta tanto, l'Italia mi ha reso orgoglioso di tifarla. Seppur superiori, e non ci sono dubbi su questo, giocare in inferiorità numerica è pressoché letale ma, i ragazzi di Gattuso, hanno dimostrato di saper resistere.
Donnarumma chiude con 10 parate ma, vi chiedo, quante di queste lo hanno veramente impegnato e, invece, quante sono stati tiri centrali, tiri deviati e rallentati o tiri velleitari? Ricordo una grande parata sul primo palo all'angolino basso e un'altra dove si è tuffato. 2, su 10. Questo denota un grande lavoro del sistema difensivo azzurro. 
Poi i rigori sono una lotteria e, non vorrei dirlo, ma è quasi come non averla persa.
Non c'è logica nei tiri di rigore, è un mix di freddezza, tecnica, fortuna e mentalità. 

In una partita così difensivista, però, non vanno dimenticate le tante occasioni che ha avuto l'Italia.
Con Kean che a inizio secondo tempo si divora un goal "fatto" a tu per tu con il portiere, il tiro di Esposito finito alto, Di Marco che spedisce a lato pur di tirare con il suo piede forte, il sinistro, ma anche il grande salvataggio di Muharemovic (che poi commette fallo in un'altra occasione simile) su Palestra lanciato in area, per non parlare della parata monumentale di Vasilj su Esposito nei supplementari (che non viene considerato tiro nelle statistiche ufficiali, non ho capito il perché).

Il calcio è episodico, questa sconfitta non significa che siamo peggio della Bosnia, non vuol dire che siamo scarsi e non vuol dire nulla, se non che siamo fuori dai mondiali!
"Con i se e con i ma non si va avanti" ma chissà cosa sarebbe successo a uomini pari...

Donnarumma 7, Mancini 4, Bastoni 4,5, Calafiori 6,5, Politano 6, Barella 5, Locatelli 7, Tonali 6,5, Di Marco 5, Retegui s.v., Kean 6,5, Gatti 6,5, Palestra 7, Esposito 5, Cristante 5, Frattesi 5,5, Spinazzola 6,5.

Piccola postilla finale sull'episodio di Muharemovic su Palestra al 102', il fallo è considerato una SPA (Stop Promising Attack, ammonizione) in quanto è stato considerato (secondo una mia interpretazione dei fatti) che Palestra non sarebbe rientrato in possesso del pallone senza il contatto falloso.
Questo dettaglio rende il fallo passibile di ammonizione per SPA e non rosso per DOGSO. 


La Nazionale

Il discorso qui sarebbe davvero lungo, a partire dalla costruzione dei calciatori nei club, alle nazionali giovanili, a questi "salti mancati" dalle nazionali giovanili alla Nazionale ecc.
Oggi voglio soffermarmi su alcuni di questi.

"La Nazionale è scarsa" - Era peggio quella di Euro2012, vienimi a smentire. Non per questo siamo quelli del 2002 (per me Nazionale più forte di sempre);

"Il sistema calcio..." - In Brasile hanno rischiato la revoca dei mondiali 2014 per carenza di strutture e corruzione, il presidente dell'AFA (Federazione Argentina) è sotto processo, eppure non mi sembra che vi siano problemi in queste nazioni (e nazionali).

"Non hai giocatori di livello..." - Non abbiamo Haaland, Mbappe, Van Dijk o Pedri... ma quanti hanno Donnarumma? Calafiori? Tonali? E non mi lancio in paragoni esaltanti di giocatori "buoni"/"normali" come Kean, Politano o giovani di prospettiva come Palestra, Scalvini ed Esposito. 

"Perchè giochi 3-5-2" - Io non amo il 3-5-2 ma in un calcio nazionale con questa trazione, dove i terzini sono Palestra e Di Marco, dove è stata trovata un'efficienza con questo sistema di gioco, in questo calcio (italiano), dove vogliamo andare? 
Mi sento di darvi un consiglio, non date etichette a Bastoni, piuttosto osservate come un giocatore di talento, seppur "solo" spostato orizzontalmente, faccia fatica.
(L'Inter ha fatto due finali di Champions con il 3-5-2).

"La mentalità" - L'Italia non andrà al mondiale almeno per 16 anni, nonostante sia la seconda per mondiali vinti, la realtà di oggi è che non disputerai una fase finale di un mondiale per almeno 24 anni... che mentalità diversa hai (o dovresti avere) rispetto a Bosnia, Macedonia o squadre che consideriamo inferiori come Repubblica Ceca o Ungheria?
In tutti gli sport in Italia si vive con una pressione addosso straordinaria, extra-ordinaria, che porta gli sportivi ad implodere. 
Bosnia-Italia è manifesto, entrambe non andavano al mondiale dal 2014, entrambe non avevano una seconda possibilità, sei sceso in campo con due mentalità diverse. Questa paura è arroganza, l'arroganza del più forte, la vera umiltà sta nel giocarsela a viso aperto, senza preoccupazioni, con le proprie carte.

"Il talento" - Seppur apparente vero in quanto, il talento così considerato, è spesso fumoso e quasi "inutile" al gioco se non applicato, l'Italia si è spesso fatta valere con "le proprie carte", e anche ieri, basti pensare che la partita è terminata 1-1 nonostante una prolungata inferiorità numerica. 
Nel 2021 abbiamo vinto l'Europeo affrontando dei "mostri sacri" del talento eppure abbiamo vinto noi, con una squadra non ricca di questo.  

"Il calcio è dei tifosi" - Analizzeremo successivamente cosa succede sugli spalti italiani ma, intanto, una cosa banale: non vinci le partite e non hai brio offensivo in campo, non sugli spalti.
Gli stadi in Italia non mi sembrano così vuoti (Lazio e Torino a parte), i prezzi seppur alti non mi sembrano più alti rispetto ad altri paesi e la pirateria non mi sembra meno diffusa di altri paesi. 
Quindi, di cosa stiamo parlando?

"I bambini non giocano a pallone per strada" - Forse in Brasile, forse in qualche sobborgo francese... ma negli altri paesi dove stanno i bambini che giocano per strada? In Norvegia giocano per strada? In Svezia? 

Ho voluto analizzare delle critiche per dire che nessuna di queste è giusta, ma che tutte sono giuste. 
Il talento è spesso interpretato come dribbling e creatività offensiva, ed è giusto così, ma il talento è anche la parata di Donnarumma, la galoppata di Palestra, Tonali che recupera palloni e altri aspetti che richiedono talento anche se, quel talento, ci manca disperatamente e un po' di "spensieratezza tecnica" ci è mancata terribilmente; il 3-5-2 è un modulo che esalta molti nostri giocatori ma è allo stesso tempo un modulo che, come tutti, esalta delle caratteristiche per reprimerne altre. In un mondo dove non bisognerebbe parlare di moduli, ma di funzioni e caratteristiche, al calcio italiano mancano i 7 e i 10. 
Manca Alajbegovic, manca Yamal, manca De Bruyne, manca Wirtz. 
Non questi calciatori, ma questo tipo di calciatori. Questo però non presuppone la sconfitta, nulla di quanto detto finora presuppone, in sè, la sconfitta. 

I problemi (in parte) del calcio italiano

I film "Benvenuto Presidente" e "Bentornato Presidente" di Claudio Bisio, seppur romanzati, mi hanno aperto gli occhi e fatto capire che le soluzioni ci sono, si sanno, eppure fa comodo non attuarle.

Comunque, proviamo ad andare con ordine.

I bambini si avvicinano alle scuole calcio, le quali chiedono una "retta", dei soldi per potersi allenare, come giusto che sia e oggi, come 8 anni fa, questi prezzi iniziano ad essere davvero alti e ciò allontana dei padri, e dei figli, dal campo di calcio per motivi economici.

Nel caso in cui la famiglia si possa permettere questo onere, il figlio appena indossati gli scarpini deve essere "il nuovo Yildiz", "il nuovo Nesta", "il nuovo Messi".
Le partite di calcio dei bambini sono surreali. I genitori diventano i "veri" allenatori, i genitori si attaccano tra loro perché i bambini sbagliano e magari si spintonano, gli allenatori non riescono a reagire e ad allontanare queste persone dalle tribune e ad incidere sui ragazzi con le loro competenze. 
Questo discorso vale dai 4 anni ad almeno i 18. Se non mi credete andate a farvi un giro per i campi la domenica mattina e il mercoledì controllate il comunicato del vostro Giudice Sportivo di zona. 

I campionati sono competitivi, e questo secondo me non è un male a prescindere ma, se interpretata erroneamente, rende la competizione "tossica" e non costruttiva. 
L'obiettivo del settore giovanile è quello di costruire calciatori del futuro, calciatori completi, a livello tecnico, tattico, fisico e psicologico.

Il calcio essendo sport nazionale, a livello professionistico o semi-professionistico ha molto appeal e avere una squadra ti eleva ad un ceto sociale superiore. Non serve fare nomi, sapete a chi mi riferisco. 
La politica è nel calcio, i potenti sono nel calcio per fini sociali, di potere, individuali. Dalla Serie A alla Serie C.
In Serie A, in breve, c'è la società più blasonata d'Italia che ha un proprietario che dal Parlamento lo chiedono più della fiducia al Governo, abbiamo un senatore e abbiamo il propietario della società che detiene il giornale sportivo più famoso d'Italia; nelle altre categorie ci sono solidali a gruppi mafiosi che sono a capo di società calcistiche che, per essere acclamati e tessere relazioni istituzionali, le portano pure al successo. E i tifosi sono contenti.

I tifosi sono un problema. "Il calcio è dei tifosi" è un discorso sbagliato e distruttivo. 
Mi spiego. 
Correttamente mi direte che i tifosi guardano la televisione e fanno crescere il valore dei diritti tv, i tifosi comprano il merchandising delle società e fanno crescere gli introiti negli store e al botteghino, ma i tifosi non sono tifosi, non sono solo tifosi. 
Sono persone che cercano di mettersi in contatto con i calciatori, persone che pensano di poter insegnare tecnica, tattica e arbitraggio a dei professionisti, persone che mettono pressione ai calciatori e che rendono il clima intorno assolutamente nocivo, non costruttivo e ai limiti dell'assurdo. 
Le persone "comuni" ergono a loro rappresentanti gli "ultras", persone che seguono una loro morale, una loro filosofia di vita, una spinta che vi invito a consultare le cronache giudiziarie per vedere a cosa porta. 


Le (possibili) soluzioni

"Costruire i campetti nei parchi", "Abolire il 3-5-2", tutte cose inutili. 

Bisogna ripartire da un sistema meritocratico, dalle competenze, da tecnici formati che insegnino il calcio (offensivo e difensivo) ai giovani calciatori, abbiamo bisogno di liberare "il mondo calcio" dalla pressione. Dai genitori alle partitine dei primi calci, ai tifosi che si rivolgono ai calciatori della Nazionale. 
Bisogna ripartire da dirigenti che sanno come e dove investire, di stabilità politica e strategica e non di completi ribaltamenti al comando e strategie che seguono il flusso dei risultati di club e della Nazionale. 
Le finali di Champions dell'Inter non incidono sul movimento, l'eliminazione precoce delle italiane in Champions League quest'anno non incide sul movimento, non sono questi i sintomi dello stato di salute del movimento calcistico italiano. 
I sintomi sono le vicende all'interno dell'AIA che hanno portato alle dimissioni di Trentalange e al sollevamento dall'incarico di Zappi, sono stadi che seguono un'architettura e un'efficienza adeguata alle partite di Italia '90 e poi la filosofia del "tifoso che non è un allenatore, un arbitro o un commercialista". 

Non c'è critica nel mondo calcio, c'è molta ignoranza nel paese in generale, figurarsi nel calcio.
"Sono un tifoso, mica un commercialista", "I tifosi pensano solo a vincere" e altre di queste frasi che inquinano il dibattito. Aumentare la cultura delle persone, questo si riverserà anche nel calcio. 

Riguardo al campo non lo so, non ho le competenze per parlare di "fare questo" o "fare quello", mi sembra però oggettivo che migliori squadre (club e nazionali) adottino dei sistemi di gioco ben definiti e ricercano dei calciatori con caratteristiche ben definite. In Italia manca. I 10 dell'Italia sono Raspadori, Bernardeschi e Vergara. Non dei numeri 10 e non lo dico pensando a Totti e Del Piero, lo faccio pensando a quelli che giocano in nazionali inferiori.

Realizzare un sistema economico solido che consenta ai club di avere introiti anche in caso di un fallimento sportivo in un anno, un sistema che eviti a molti di club di essere "sul lastrico" ogni stagione e, soprattutto dalla C in giù, con società che falliscono ogni anno e vengono escluse dal campionato. 

Il tanto odiato "sistema Como" aiuterà l'Italia perché, nonostante oggi non schierino italiani (1' in campionato per gli italiani, Goldaniga), stanno progettando includendo molti italiani che, tra cinque anni giocheranno in prima squadra con la formazione impartitagli dagli allenatori del Como. 

Questi erano solo dei pensieri sparsi, disordinati. 


LA REALTÀ  DEI FATTI

Come ci si può aspettare una rivoluzione, o dei cambiamenti radicali, in una Federazione "politicizzata", che si regge su vicende interne e che è piena di burocrazia? Sembrano frasi fatte e populiste, non lo sono. 
Basti pensare agli elettori delle cariche, alle estrazioni sociali e politiche dei vertici e al fatto che, non in FIGC ma in Lega Calcio, ci sono stati due onorevoli e due proprietari di due aziende leader nel reparto comunicazione. Ancora oggi c'è una società che non si capisce come svolge la propria attività imprenditoriale, il cui "dietro le quinte" è assai torbido, oscuro e politicizzato. 
Tutto questo nel massimo campionato di calcio nazionale. 

Abbiamo parlato della realtà dei fatti, di ipotesi idilliache ed immaginarie, alla fine cambierà poco, o tutto, per non cambiare nulla ed affidare tutto al caso di una partita di 90 minuti.





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