WORLD CUP 2026 - Vince il 'Team One'!
Con il Mondiale 2026 messo in archivio, è arrivata l'ora di "tirare le somme".
Se lo si fa per i calciatori, per le squadre, per l'organizzazione e per lo spettacolo visto sugli spalti, non ci si può esimere dal farlo anche per la terza squadra in campo: quella arbitrale.
Con i direttori di gara alle prese con nuove regole – alcune già sperimentate in altre competizioni, altre all'esordio assoluto – abbiamo assistito a un netto cambio nel gioco.
Tra le novità figurano la "regola dei 5 secondi" su calcio di rinvio e rimessa laterale, la sanzione "preventiva" per gli insulti, oltre alle misure contro le perdite di tempo in caso di sostituzioni, in aggiunta alla già esistente "regola degli 8 secondi" per le parate del portiere.
Anche in assenza di dati ufficiali completi, poiché gli unici resi pubblici si riferiscono alle prime due giornate della fase a gironi, il trend riguardante il tempo effettivo di gioco risulta in crescita. Questa è un'ottima notizia per tutti.
Gli arbitri hanno meno difficoltà a gestire le perdite di tempo dei calciatori, mentre il pubblico e le televisioni beneficiano di molto più spettacolo e di meno "tempi morti".
Siamo ancora abbastanza lontani dai 60 minuti prospettati da Collina nello scorso quadriennio... ma non più così tanto.
Il Mondiale ci ha consentito di scoprire realtà meno note ai più e di apprezzare la gestualità e le abilità di arbitri che molti non avevano mai visto all'opera.
La competizione è iniziata con uno scossone per il 'Team One' di Pierluigi Collina: l'assenza dell'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, il quale non ha ottenuto il visto per entrare negli USA. Pur provenendo da una zona poco blasonata a livello calcistico, era uno dei fischietti più quotati, persino per la direzione della finalissima.
Tracciando un bilancio delle prestazioni arbitrali del Mondiale, riscontriamo risultati eccellenti, avendo assistito a vere e proprie masterclass di arbitraggio.
Il calcio moderno, e con esso l'arbitraggio, è molto veloce e fisico; il direttore di gara oggi deve possedere doti atletiche notevoli e non è più ammissibile sottovalutare la preparazione fisica. Basta osservare i maggiori arbitri europei: a eccezione di Turpin (che, per quanto snello, risulta comunque minuto), ci troviamo di fronte a fischietti molto tonici, abili nello scatto e dotati di grande resistenza. Mariani, Letexier, Kovács, Vinčić e Marciniak, solo per citarne alcuni.
I dati atletici degli arbitri sono in netta crescita, sia per quanto riguarda la distanza coperta sia per la velocità massima raggiunta; vediamo sempre più spesso – e in questo il 'nostro' Mariani eccelle – decisioni prese dall'interno dell'area di rigore (se non addirittura dall'area di porta) o dalla linea laterale. Questi sono i segnali di una copertura totale del terreno di gioco da parte di quelle che un tempo erano le "giacchette nere".
La competizione calcistica più importante ci ha restituito un calcio globalizzato anche a livello tecnico: il Marocco non sfigura affatto contro le grandi potenze europee e non solo, mentre le nazionali scandinave, così come le selezioni americane e asiatiche, si destreggiano con onore. Allo stesso modo, nel 'Team One' sono emersi arbitri extra-europei che si sono dimostrati addirittura nettamente superiori al livello della cultura calcistica dei rispettivi Paesi d'origine.
Una facile battuta porterebbe a includere in questa lista l'apriliano Mariani (rappresentante di un Paese non qualificatosi al Mondiale) ma, allargando gli orizzonti, vi si possono inserire a pieno titolo il giordano Adham Makhadmeh (quarto ufficiale della finale Spagna-Argentina), l'uzbeko Ilgiz Tantashev (nonostante la Nazionale di Cannavaro fosse presente negli USA) e il salvadoregno Iván Barton (arbitro della semifinale Francia-Spagna). L'elenco potrebbe continuare con il romeno Kovács o con lo stesso arbitro della finale, lo sloveno Vinčić.
Il 'Team One' rappresenta l'élite dei milioni di ufficiali di gara presenti in tutto il mondo, e la loro preparazione tecnica non è ovviamente in discussione.
Le uniche criticità sono emerse a livello temperamentale, in particolar modo nella gestione delle situazioni più tese.
Vengono in mente i vigorosi interventi dei calciatori del Sudafrica nella gara d'esordio, dove il brasiliano Sampaio ha dovuto rincorrere gli eventi arrivando a comminare tre espulsioni. Si pensi anche alle partite dell'Argentina, che ha mostrato molta grinta sconfinando spesso nella provocazione o nella condotta antisportiva: basti ricordare Egitto-Argentina, le immagini circolate con le esultanze a dir poco "sgarbate" di Romero ed Enzo Fernández, le provocazioni di Paredes e la vera e propria guerriglia di Inghilterra-Argentina. A questi si aggiungono la strategia difensiva del Paraguay contro la Germania e la Francia e altri casi in cui gli ufficiali di gara non sono riusciti a porre un freno alla condotta dei calciatori in campo.
Concludiamo con un breve commento sulla finale, che è stata condotta magistralmente da Slavko Vinčić.
Lo sloveno, apparso visibilmente emozionato al momento della designazione per la finale da parte di Collina, ha saputo mantenere un approccio moderno anche di fronte a una partita molto ostica sul piano fisico. Nonostante i tanti falli fischiati (46 nei 120 minuti, 32 nei tempi regolamentari), ha "lasciato correre" su molti contatti di gioco e ha punito con determinazione quei comportamenti che avrebbero potuto allontanare la partita dal vero gioco del calcio.
Nonostante le polemiche, spesso sterili e infondate, il 'Team One' di Collina esce da questa competizione rafforzato nella credibilità e nel suo valore medio, apicale e complessivo.
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